Regolazione emotiva: quando le emozioni sono ingestibili

Le emozioni non sono un ostacolo al benessere psicologico.
Sono sistemi complessi di adattamento che orientano il comportamento, segnalano bisogni e favoriscono la sopravvivenza.

La rabbia protegge i confini.
La paura segnala un pericolo.
La tristezza invita al ritiro e alla riflessione.

Il problema non è provare emozioni intense. Il problema nasce quando l’esperienza emotiva diventa incontrollabile, sproporzionata o difficile da modulare, compromettendo relazioni, lavoro e qualità della vita.

In questi casi si parla di difficoltà nella regolazione emotiva.

Cos’è la regolazione emotiva

Secondo il modello processuale di James Gross (1998), la regolazione emotiva comprende i processi attraverso cui influenziamo:

  • quali emozioni emergono,
  • quando emergono,
  • come vengono vissute,
  • come vengono espresse.

Non si tratta di reprimere o “controllare” rigidamente, ma di sviluppare flessibilità emotiva: la capacità di adattare la risposta alla situazione.

Una regolazione funzionale consente di:

  • tollerare frustrazione,
  • gestire conflitti senza escalation,
  • prendere decisioni ponderate,
  • mantenere stabilità relazionale.

Disregolazione emotiva: segnali da riconoscere

Si può parlare di disregolazione emotiva quando si osservano:

  • reazioni intense e rapide,
  • difficoltà a calmarsi dopo un’attivazione,
  • comportamenti impulsivi (scatti d’ira, rotture improvvise, decisioni drastiche),
  • passaggi emotivi bruschi,
  • sensazione di “perdere il controllo”.

La letteratura scientifica mostra che la disregolazione è un fattore trasversale in diversi quadri clinici, inclusi disturbi d’ansia, depressione e disturbi di personalità (Aldao et al., 2010).

Basi neuropsicologiche

Dal punto di vista neurobiologico, la regolazione emotiva coinvolge l’interazione tra:

  • amigdala → attivazione emotiva rapida;
  • corteccia prefrontale → modulazione e controllo esecutivo.

In condizioni di stress cronico o trauma, questa integrazione può risultare meno efficace, con una predominanza dell’attivazione emotiva sulla capacità riflessiva.

Origini relazionali: il ruolo dell’attaccamento

La Teoria dell’Attaccamento (Bowlby, 1969) evidenzia come la regolazione emotiva si sviluppi inizialmente in modo interpersonale.

Un caregiver sensibile ai segnali emotivi del bambino favorisce la costruzione di:

  • sicurezza interna,
  • fiducia nella relazione,
  • capacità di autoregolazione.

Al contrario, ambienti invalidanti o imprevedibili possono compromettere lo sviluppo di tali competenze.

Strategie di regolazione: quali aiutano e quali mantengono il problema

Non tutte le strategie sono ugualmente funzionali.

Strategie disfunzionali comuni

  • Soppressione emotiva
  • Rimuginio
  • Evitamento esperienziale
  • Comportamenti impulsivi

La ricerca mostra che la soppressione può aumentare l’attivazione fisiologica e ridurre il benessere (Gross & John, 2003).

Strategie adattive

  • Ristrutturazione cognitiva
  • Mindfulness
  • Accettazione
  • Problem solving

La differenza centrale non è “sentire o non sentire”, ma come ci si relaziona all’esperienza emotiva.

Prospettiva cognitivo-comportamentale

L’approccio cognitivo evidenzia il ruolo delle interpretazioni.

Due persone possono provare la stessa emozione, ma reagire diversamente in base ai pensieri automatici attivati.

Ad esempio:

  • “Se è arrabbiato, significa che mi rifiuta” → escalation.
  • “È arrabbiato, ma possiamo parlarne” → regolazione.

Il lavoro terapeutico mira a identificare e modificare credenze disfunzionali che amplificano l’intensità emotiva.

Dialectical Behavior Therapy (DBT)

La DBT (Linehan, 1993) è uno dei modelli più strutturati per la regolazione emotiva.

Prevede l’insegnamento di abilità specifiche:

  • consapevolezza (mindfulness),
  • tolleranza alla sofferenza,
  • regolazione emotiva,
  • efficacia interpersonale.

Particolarmente indicata nei casi di elevata impulsività e instabilità emotiva.

Prospettiva psicodinamica

In chiave psicodinamica, le emozioni intense possono rappresentare conflitti intrapsichici non mentalizzati.

La difficoltà non è l’emozione in sé, ma l’impossibilità di:

  • riconoscerla,
  • nominarla,
  • integrarla nella narrazione di sé.

Il percorso terapeutico favorisce la funzione riflessiva, ovvero la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli altrui.

Prospettiva sistemico-relazionale

Dal punto di vista sistemico, la regolazione emotiva è influenzata dalle dinamiche interattive.

Ad esempio:

  • un partner esplosivo può attivare il ritiro dell’altro;
  • il ritiro può aumentare l’intensità emotiva del primo.

La disregolazione può quindi essere mantenuta da cicli relazionali ripetitivi.

Acceptance and Commitment Therapy (ACT)

L’ACT propone un cambio di prospettiva: non eliminare l’emozione, ma modificare la relazione con essa.

Spesso la sofferenza deriva dal tentativo rigido di evitare emozioni dolorose.

L’obiettivo diventa sviluppare:

  • flessibilità psicologica,
  • contatto con i propri valori,
  • capacità di agire nonostante l’emozione.

Regolazione emotiva e relazioni

Le difficoltà di regolazione possono manifestarsi in:

  • gelosia intensa,
  • conflitti ricorrenti,
  • rotture impulsive,
  • difficoltà a tollerare frustrazione.

Lavorare sulla regolazione significa migliorare la qualità delle relazioni, non “diventare freddi”.

Regolazione emotiva nel contesto lavorativo

Anche il contesto professionale può essere influenzato da difficoltà emotive:

  • reazioni eccessive a feedback,
  • evitamento di responsabilità per paura di fallire,
  • burnout legato a scarsa gestione dello stress.

Intervenire precocemente può prevenire cronicizzazioni.

Quando chiedere aiuto

È opportuno rivolgersi a uno psicologo quando:

  • si percepisce perdita di controllo emotivo;
  • le emozioni compromettono relazioni o lavoro;
  • si agisce impulsivamente con conseguenze negative;
  • si vive una sofferenza persistente.

La regolazione emotiva è una competenza che può essere appresa e potenziata.

Conclusione

Le emozioni non sono nemiche da combattere, ma segnali da comprendere.

Imparare a regolarle non significa diventare distaccati, ma sviluppare una maggiore capacità di scelta e consapevolezza.

Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie modalità emotive e costruire strumenti più funzionali.

Nota finale

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Riferimenti bibliografici

Gross, J. J. (1998). The emerging field of emotion regulation.

Gross, J. J., & John, O. (2003). Individual differences in emotion regulation.

Aldao, A. et al. (2010). Emotion-regulation strategies across psychopathology.

Linehan, M. (1993). Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder.

Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss.

Autore

Psicologo e Dottore in Psicologia Cognitiva Applicata: Mi occupo di promozione del benessere psicologico e divulgazione psicoeducativa, attraverso contenuti informativi.