Disturbo da acquisto compulsivo: shopping e vuoto emotivo

Viviamo in una società che incoraggia il consumo, normalizza l’acquisto impulsivo e associa il possesso al valore personale. In questo contesto, distinguere tra piacere di acquistare e perdita di controllo non è sempre immediato.

Il disturbo da acquisto compulsivo (Compulsive Buying Disorder, CBD) rappresenta una condizione psicologica caratterizzata da un impulso ricorrente e incontrollabile all’acquisto, accompagnato da tensione crescente prima dell’atto e sollievo temporaneo subito dopo. A questo seguono spesso senso di colpa, vergogna, difficoltà economiche e compromissione relazionale.

Non si tratta di “amare lo shopping”. Si tratta di una difficoltà nella regolazione emotiva.

Inquadramento clinico e status diagnostico

Il disturbo da acquisto compulsivo non è ancora formalmente inserito nel DSM-5-TR come categoria autonoma, ma la letteratura scientifica lo colloca tra i disturbi del controllo degli impulsi o all’interno dello spettro delle dipendenze comportamentali.

Autori come McElroy et al. (1994) hanno descritto criteri clinici che includono:

  • Preoccupazione persistente per lo shopping
  • Impulsi irresistibili all’acquisto
  • Compromissione sociale o lavorativa
  • Sofferenza clinicamente significativa

Studi successivi (Black, 2007; Müller et al., 2015) hanno evidenziato somiglianze neuropsicologiche con le dipendenze, in particolare per quanto riguarda i circuiti dopaminergici della ricompensa.

La funzione psicologica dell’acquisto compulsivo

In un’ottica ontologica e fenomenologica, il comportamento di acquisto compulsivo non va ridotto al sintomo. È necessario interrogarsi sul significato esistenziale del gesto.

Spesso emergono:

  • Stati di vuoto o noia cronica
  • Bassa autostima
  • Difficoltà nella regolazione delle emozioni
  • Bisogno di autoaffermazione simbolica
  • Sensazione di perdita di controllo in altre aree di vita

L’oggetto acquistato diventa un regolatore emotivo.

Secondo il modello cognitivo-comportamentale, il ciclo tipico è:

  1. Attivazione emotiva negativa (ansia, tristezza, frustrazione)
  2. Pensiero disfunzionale (“Mi sentirò meglio se compro qualcosa”)
  3. Acquisto impulsivo
  4. Sollievo temporaneo
  5. Senso di colpa e autocritica
  6. Nuovo stato emotivo negativo

Si crea così un circuito auto-rinforzante.

Prospettiva cognitivo-comportamentale (CBT)

L’approccio CBT si concentra su:

  • Identificazione dei trigger emotivi
  • Ristrutturazione delle convinzioni disfunzionali
  • Training sulla regolazione emotiva
  • Esposizione con prevenzione della risposta
  • Pianificazione finanziaria consapevole

La letteratura evidenzia buoni risultati in termini di riduzione degli episodi impulsivi (Mitchell et al., 2006).

La CBT lavora sul comportamento, ma anche sui significati sottostanti all’acquisto.

Prospettiva psicodinamica

In una lettura psicodinamica, l’acquisto compulsivo può essere interpretato come:

  • Tentativo di colmare un vuoto relazionale
  • Compensazione di ferite narcisistiche
  • Meccanismo di difesa contro vissuti depressivi
  • Acting-out di conflitti inconsci

L’oggetto acquistato assume una funzione simbolica: rappresenta riconoscimento, valore, identità.

Il lavoro terapeutico, in questo caso, si orienta verso l’esplorazione delle dinamiche profonde e delle relazioni primarie.

Modello della regolazione emotiva

Numerose ricerche (Williams & Grisham, 2012) sottolineano il ruolo centrale della disregolazione emotiva.

Chi soffre di acquisto compulsivo tende a:

  • Tollerare poco la frustrazione
  • Faticare nella gestione dell’ansia
  • Utilizzare comportamenti esterni per modulare stati interni

In questo senso, il disturbo è meno legato al denaro e più alla difficoltà di stare con determinate emozioni.

Comorbilità e fattori di rischio

Il disturbo da acquisto compulsivo è frequentemente associato a:

  • Disturbi dell’umore
  • Disturbi d’ansia
  • Disturbi alimentari
  • Disturbo borderline di personalità
  • Altre dipendenze comportamentali

Fattori di rischio includono:

  • Eventi stressanti
  • Traumi relazionali
  • Cultura fortemente consumistica
  • Facilità di accesso agli acquisti online

L’e-commerce ha amplificato il problema: l’acquisto è immediato, invisibile, solitario.

Quando chiedere aiuto?

Alcuni segnali da non sottovalutare:

  • Debiti accumulati nonostante la consapevolezza del problema
  • Bugie a partner o familiari sulle spese
  • Sensazione di perdita di controllo
  • Uso dello shopping per gestire emozioni intense
  • Vergogna persistente

Il disagio non va misurato solo in termini economici, ma in termini di sofferenza soggettiva.

Conclusioni

L’acquisto compulsivo è un segnale di una difficoltà più profonda nella regolazione emotiva e nel senso di sé. Ridurre il comportamento senza comprenderne il significato rischia di spostare il sintomo altrove.

Un percorso psicologico permette di trasformare l’impulso in consapevolezza, il senso di colpa in responsabilità, la dipendenza in libertà.

Nota finale

Se ti riconosci in alcune delle dinamiche descritte, è importante sapere che chiedere aiuto non significa essere deboli, ma iniziare un processo di consapevolezza.

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  • Comprendere la natura del disagio
  • Valutare insieme il percorso più adatto
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Intervenire oggi significa prevenire conseguenze economiche, relazionali ed emotive future.

Riferimenti bibliografici

  • McElroy et al. (1994). Compulsive buying: a report of 20 cases.
  • Black, D.W. (2007). Compulsive buying disorder: definition, assessment, epidemiology and clinical management.
  • Müller et al. (2015). Compulsive buying: Clinical characteristics and comorbidity.
  • Mitchell et al. (2006). Cognitive-behavioral therapy for compulsive buying disorder.

Autore

Psicologo e Dottore in Psicologia Cognitiva Applicata: Mi occupo di promozione del benessere psicologico e divulgazione psicoeducativa, attraverso contenuti informativi.