Le abbuffate compulsive sono spesso accompagnate da un vissuto profondo e persistente di sentirsi inadeguata o inadeguato. Dopo un’abbuffata, molte persone riportano vergogna, senso di fallimento e una forte svalutazione personale. Questo intreccio tra comportamento alimentare e identità personale determina un fenomeno complesso, che non può essere ridotto a una semplice difficoltà di autocontrollo.
Dal punto di vista psicologico, tutto ciò rappresenta segnali di un disagio emotivo più ampio, definito disturbo da alimentazione incontrollata, noto anche come come Binge-Eating Disorder (BED) che coinvolge la regolazione delle emozioni, l’autostima e il rapporto con il corpo.
Cosa sono le abbuffate compulsive
Le abbuffate compulsive sono episodi caratterizzati da:
- Assunzione di grandi quantità di cibo in un tempo limitato
- Sensazione di perdita di controllo
- Difficoltà a fermarsi anche in assenza di fame
A questi episodi seguono spesso emozioni intense come colpa, vergogna e un marcato sentirsi inadeguata o inadeguato. È proprio questo vissuto emotivo a mantenere questo circolo vizioso che può essere descritto così:
- Emozioni difficili (tristezza, ansia, solitudine)
- Pensieri di autosvalutazione (“non valgo”, “sono sbagliata/o”)
- Abbuffata come tentativo di regolazione emotiva
- Senso di colpa e vergogna
- Rafforzamento del sentirsi inadeguata o inadeguato
Le abbuffate compulsive diventano così una strategia disfunzionale per gestire un dolore emotivo profondo.
Lettura cognitivo-comportamentale
Nel modello cognitivo-comportamentale, queste ultime sono mantenute da schemi di pensiero rigidi e svalutanti.
Tra i pensieri più frequenti troviamo:
- “Se mangio così sono inadeguata/o”
- “Ho perso il controllo, quindi non valgo nulla”
- “Non riuscirò mai a cambiare”
Questi pensieri rinforzano il sentirsi inadeguata o inadeguato, aumentando la probabilità di nuove abbuffate compulsive. La terapia cognitivo-comportamentale lavora proprio sulla ristrutturazione di questi schemi cognitivi disfunzionali.
Prospettiva psicodinamica: il significato profondo
Gli approcci psicodinamici leggono le abbuffate compulsive come espressione di conflitti emotivi non mentalizzati.
In questa prospettiva:
- Il cibo può rappresentare una fonte di conforto
- L’abbuffata può colmare vissuti di vuoto o abbandono
- Il sentirsi inadeguata o inadeguato è spesso legato a esperienze relazionali precoci
Le condotte alimentari diventano un linguaggio emotivo quando le parole non sono sufficienti.
Modello sistemico-relazionale
Nel modello sistemico, le abbuffate compulsive vengono lette all’interno delle relazioni significative.
Il sentirsi inadeguata o inadeguato può essere il risultato di:
- Ruoli familiari rigidi
- Aspettative elevate o svalutanti
- Difficoltà a esprimere bisogni autentici
In questo contesto, le abbuffate compulsive possono assumere una funzione comunicativa, segnalando un disagio che non trova spazio nella relazione.
Emozioni, corpo e neuroscienze
Le neuroscienze mostrano come le abbuffate compulsive siano collegate a:
- Difficoltà nella regolazione emotiva
- Attivazione dei circuiti della ricompensa
- Ridotta capacità di inibizione sotto stress
Il sentirsi inadeguata o inadeguato amplifica lo stress emotivo, rendendo più probabile il ricorso alle abbuffate compulsive come tentativo di sollievo immediato.
Condotte post-abbuffata e autosvalutazione
Dopo le abbuffate compulsive, molte persone mettono in atto comportamenti come:
- Digiuni compensatori
- Attività fisica eccessiva
- Ruminazione mentale sul cibo
Queste condotte non fanno che rafforzare il sentirsi inadeguata o inadeguato, mantenendo il problema nel tempo.
Diagnosi e valutazione clinica
Non tutte le abbuffate compulsive rientrano in una diagnosi strutturata, ma quando sono frequenti e associate a forte sofferenza emotiva è fondamentale una valutazione psicologica.
Un colloquio clinico permette di esplorare:
- Funzione emotiva delle abbuffate compulsive
- Intensità del sentirsi inadeguata o inadeguato
- Eventuali comorbidità (ansia, depressione, trauma)
Trattamento psicologico
Il trattamento delle abbuffate compulsive e del sentirsi inadeguata o inadeguato è più efficace quando è integrato e personalizzato.
Gli interventi più utilizzati includono:
- Terapia cognitivo-comportamentale
- Terapia focalizzata sulle emozioni
- Approcci psicodinamici
- Interventi sulla regolazione emotiva
L’obiettivo non è eliminare il sintomo in modo forzato, ma comprendere il suo significato e costruire alternative più sane.
Quando chiedere aiuto
È importante chiedere supporto quando:
- Le abbuffate compulsive sono ricorrenti
- Il sentirsi inadeguata o inadeguato diventa costante
- Il cibo è l’unico modo per gestire le emozioni
- La qualità della vita ne risente
Un intervento precoce può prevenire la cronicizzazione del disagio.
Conclusione
Le abbuffate compulsive non definiscono il valore di una persona. Il sentirsi inadeguata o inadeguato è spesso il vero nucleo del problema, più che il cibo in sé. Comprendere questo legame è il primo passo verso un cambiamento autentico.
La psicoterapia offre uno spazio sicuro per esplorare il significato delle abbuffate compulsive e costruire un rapporto più sano con sé stessi.
Nota finale
Se vivi abbuffate compulsive e ti senti spesso inadeguata o inadeguato, chiedere aiuto è un atto di cura, non di debolezza.
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