Abbuffate compulsive: sentirsi inadeguata o inadeguato

Le abbuffate compulsive sono spesso accompagnate da un vissuto profondo e persistente di sentirsi inadeguata o inadeguato. Dopo un’abbuffata, molte persone riportano vergogna, senso di fallimento e una forte svalutazione personale. Questo intreccio tra comportamento alimentare e identità personale determina un fenomeno complesso, che non può essere ridotto a una semplice difficoltà di autocontrollo.

Dal punto di vista psicologico, tutto ciò rappresenta segnali di un disagio emotivo più ampio, definito disturbo da alimentazione incontrollata, noto anche come come Binge-Eating Disorder (BED) che coinvolge la regolazione delle emozioni, l’autostima e il rapporto con il corpo.

Cosa sono le abbuffate compulsive

Le abbuffate compulsive sono episodi caratterizzati da:

  • Assunzione di grandi quantità di cibo in un tempo limitato
  • Sensazione di perdita di controllo
  • Difficoltà a fermarsi anche in assenza di fame

A questi episodi seguono spesso emozioni intense come colpa, vergogna e un marcato sentirsi inadeguata o inadeguato. È proprio questo vissuto emotivo a mantenere questo circolo vizioso che può essere descritto così:

  1. Emozioni difficili (tristezza, ansia, solitudine)
  2. Pensieri di autosvalutazione (“non valgo”, “sono sbagliata/o”)
  3. Abbuffata come tentativo di regolazione emotiva
  4. Senso di colpa e vergogna
  5. Rafforzamento del sentirsi inadeguata o inadeguato

Le abbuffate compulsive diventano così una strategia disfunzionale per gestire un dolore emotivo profondo.

Lettura cognitivo-comportamentale

Nel modello cognitivo-comportamentale, queste ultime sono mantenute da schemi di pensiero rigidi e svalutanti.

Tra i pensieri più frequenti troviamo:

  • “Se mangio così sono inadeguata/o”
  • “Ho perso il controllo, quindi non valgo nulla”
  • “Non riuscirò mai a cambiare”

Questi pensieri rinforzano il sentirsi inadeguata o inadeguato, aumentando la probabilità di nuove abbuffate compulsive. La terapia cognitivo-comportamentale lavora proprio sulla ristrutturazione di questi schemi cognitivi disfunzionali.

Prospettiva psicodinamica: il significato profondo

Gli approcci psicodinamici leggono le abbuffate compulsive come espressione di conflitti emotivi non mentalizzati.

In questa prospettiva:

  • Il cibo può rappresentare una fonte di conforto
  • L’abbuffata può colmare vissuti di vuoto o abbandono
  • Il sentirsi inadeguata o inadeguato è spesso legato a esperienze relazionali precoci

Le condotte alimentari diventano un linguaggio emotivo quando le parole non sono sufficienti.

Modello sistemico-relazionale

Nel modello sistemico, le abbuffate compulsive vengono lette all’interno delle relazioni significative.

Il sentirsi inadeguata o inadeguato può essere il risultato di:

  • Ruoli familiari rigidi
  • Aspettative elevate o svalutanti
  • Difficoltà a esprimere bisogni autentici

In questo contesto, le abbuffate compulsive possono assumere una funzione comunicativa, segnalando un disagio che non trova spazio nella relazione.

Emozioni, corpo e neuroscienze

Le neuroscienze mostrano come le abbuffate compulsive siano collegate a:

  • Difficoltà nella regolazione emotiva
  • Attivazione dei circuiti della ricompensa
  • Ridotta capacità di inibizione sotto stress

Il sentirsi inadeguata o inadeguato amplifica lo stress emotivo, rendendo più probabile il ricorso alle abbuffate compulsive come tentativo di sollievo immediato.

Condotte post-abbuffata e autosvalutazione

Dopo le abbuffate compulsive, molte persone mettono in atto comportamenti come:

  • Digiuni compensatori
  • Attività fisica eccessiva
  • Ruminazione mentale sul cibo

Queste condotte non fanno che rafforzare il sentirsi inadeguata o inadeguato, mantenendo il problema nel tempo.

Diagnosi e valutazione clinica

Non tutte le abbuffate compulsive rientrano in una diagnosi strutturata, ma quando sono frequenti e associate a forte sofferenza emotiva è fondamentale una valutazione psicologica.

Un colloquio clinico permette di esplorare:

  • Funzione emotiva delle abbuffate compulsive
  • Intensità del sentirsi inadeguata o inadeguato
  • Eventuali comorbidità (ansia, depressione, trauma)

Trattamento psicologico

Il trattamento delle abbuffate compulsive e del sentirsi inadeguata o inadeguato è più efficace quando è integrato e personalizzato.

Gli interventi più utilizzati includono:

  • Terapia cognitivo-comportamentale
  • Terapia focalizzata sulle emozioni
  • Approcci psicodinamici
  • Interventi sulla regolazione emotiva

L’obiettivo non è eliminare il sintomo in modo forzato, ma comprendere il suo significato e costruire alternative più sane.

Quando chiedere aiuto

È importante chiedere supporto quando:

  • Le abbuffate compulsive sono ricorrenti
  • Il sentirsi inadeguata o inadeguato diventa costante
  • Il cibo è l’unico modo per gestire le emozioni
  • La qualità della vita ne risente

Un intervento precoce può prevenire la cronicizzazione del disagio.

Conclusione

Le abbuffate compulsive non definiscono il valore di una persona. Il sentirsi inadeguata o inadeguato è spesso il vero nucleo del problema, più che il cibo in sé. Comprendere questo legame è il primo passo verso un cambiamento autentico.

La psicoterapia offre uno spazio sicuro per esplorare il significato delle abbuffate compulsive e costruire un rapporto più sano con sé stessi.

Nota finale

Se vivi abbuffate compulsive e ti senti spesso inadeguata o inadeguato, chiedere aiuto è un atto di cura, non di debolezza.

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Autore

Psicologo e Dottore in Psicologia Cognitiva Applicata: Mi occupo di promozione del benessere psicologico e divulgazione psicoeducativa, attraverso contenuti informativi.